Domanda:

Sono un ragazzo di 25 anni, laureato. Tempo fa sono entrato in convento convinto di avere la vocazione, ero felicissimo, ma a causa di un mio probleme , sono uscito dal convento. Oggi questo problema persiste, ma sento ancora di avere la vocazione alla vita consacrata: cosa devo fare?

 

Risposta:

GesuPace e bene caro fratello in Cristo,
come prima cosa, sappi che preghiamo per te e per la tua vocazione, affinché tu possa realizzare la tua vita secondo il progetto d’amore di Dio.
Quanto alla tua domanda, ti do un piccolo consiglio: approccia ciò che stai vivendo in modo gioioso!
E tu mi potresti chiedere: e come? Perché?
Semplice!  Perché ne puoi trarre almeno tre elementi positivi!
Innanzitutto vi puoi scorgere l’immenso amore che Dio ha per te, un amore gratuito che ti segue sempre e non ti lascia mai, nemmeno davanti ai limiti e alle debolezze!
In secondo luogo perché potrebbe essere una prova dell’autenticità della tua chiamata. Eh sì!  Non un fuocherello di paglia passeggero, ma un appello vivo che perdura nel tuo cuore.  Un po’ come il profeta Geremia, quando dopo tante difficoltà vissute esclamò: «Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!". Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo» (Ger 20,9).
In terzo luogo, perché è segno della tua maturazione interiore.  Vai prestando più attenzione a ciò che si muove nel tuo cuore e penso ti sarai accorto che tra le due inquietudini che hai vissuto c’è un po’ di differenza (quella in convento e quella di adesso), ma forse un unico perché
Ricordi la storia del “giovane ricco”?  Sì, proprio quel famoso ragazzo che voleva seguire Gesù, ma restò attaccato alla sua vita e se ne andò triste … vedi, siamo soliti pensare che lui fosse solo ricco di beni e che non se ne riusciva a staccare, ma il termine usato nel Vangelo indica qualcosa di più grande; non solo i beni materiali, ma anche quelli “spirituali” che vanno dai legami affettivi ai progetti di vita, e chi più ne ha più ne metta!  Insomma, aveva paura a lasciare tutto per seguire Gesù e, di conseguenza, potremmo pensare che aveva paura di non farcela a realizzarsi, a essere felice.  Ma fu l’esatto opposto!  Infatti, nel Vangelo c’è poi scritto che se ne andò via triste (cfr Mt 19,16-22).
Dunque come vedi anche qui c’è una tristezza, un’inquietudine derivata da un’altra inquietudine, da una paura precedente.  Perciò chissà se quando hai fatto la tua prima esperienza, avevi delle paure latenti che ti impedivano di discernere chiaramente la voce di Dio e di dire sì con tutto il tuo cuore!  Paure che, vista la tua giovinezza, ti hanno assillato a tal punto da farti desistere, ma che ora stai iniziando a riconoscere e a voler affrontare per amore del nostro Signore! 
Ma solo l’esperienza ti aiuterà a capire se si tratta di tutto ciò o di un semplice scrupolo, se è chiamata di Dio o semplice “tua volontà” di consacrarti nella vita religiosa.
Quindi caro fratello, penso che ti potrebbe essere utile fare qualche ritiro e in seguito qualche altra esperienza vocazionale, così da poter “discernere” alla luce della parola di Dio e alla luce di quanto hai vissuto, cosa Dio vuole “oggi” da te.  Il tutto senza ansie né eccessivi rimorsi di coscienza, perché ognuno ha i suoi tempi e il suo cammino, e il Signore lo sa!


Uniti nella preghiera, ti saluto nella gioia del Risorto!